Monumenti a vercelli - IL DUOMO DI VERCELLI

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il duomo di vercelli

la chiesa di Sant'Eusebio è la cattedrale di Vercelli: costruita nel XVI secolo sulle basi di un'antica chiesa paleocristiana, ha subìto varie modifiche nel 1700. All'interno è conservato un crocefisso romanico in lamina d'argento dell' XI secolo. In origine il Duomo di Vercelli era una grande chiesa di tipo basilicale sul modello di S.Pietro in Roma, a cinque navate divise da quattro file di nove colonne monolotiche, con esteso transetto e con un'unica abside rivolta ad oriente. Era stata ricostruita sulle rovine di una precedente chiesa dal Vescovo Albino verso il 435. Al centro, preceduto da un ampio presbiterio e dal coro vi era il grande e solenne arco trionfale al di soto del quale si innalzava l'altare maggiore, sotto al quale riposavano le spoglie del protovescovo Eusebio. L'ampio catino dell'abside era decorato a mosaico e vi era collocato il mirabile pergamo scolpito da Benedetto Antelami. Nel 1570, la notte fra il 22 e il 23 dicembre, il vescovo cardinale Guido Ferrero, fece abbattere l'intero coro e il presbiterio, per porre fine ad una interminabile disputa con il Capitolo relativamente alla ricostruzione e all'adattamento della Basilica. La ricostruzione avvenne sul progetto già preparato dall'architetto Pellegrino Tibaldi che dal 1567 operava a Milano agli ordini di S.Carlo Borromeo, cugino del Cardinale Guido. Essendo trasferito a Roma il Cardinale nel 1572, i nuovo vescovo Giovanni Francesco Bonomi continuò la costruzione affidando i lavori al capomastro Giovanni Battista Saracco vincolandolo con minuziosi capitoli e rigorose condizioni, come si deduca dall'atto del 29 marzo 1577. Fu durante questi lavori che la notte del 18 febbraio 1581 fu trovata la sepoltura di S.Eusebio. Altri Vescovi si impegnaono ad abbellire la nuova costruzione. Il Cardinale Costanzo Sarnano (1587-1589) provvide a dotare la Basilica dell'organo, il Vescovo Marcantonio Vizia (1590-1599) donò parte dei sedili del coro scolpiti da G.P.Sali, il Vescovo Giovanni Stefano Ferrero (1599-1611) fece costruire il prezioso reliquiario per contenere le numerose reliquie di cui la Basilica era custode. Il grandioso progetto ideato dal Vescovo Giacomo Goria di costuire sotto al presbiterio una elegante cripta sostenuta da colonne e con in mezzo un ornato altare, nella quale doveva essere riposto solennemente il corpo di S.Eusebio che lo stesso presule nel 1628 aveva traslato da una cassa di piombo ad un'altra d'argento. Il Capitolo, per dare ulteriore compimento alla chiesa, fece innalzare nel 1646, su progetto di Francesco Rusca Castillo, architetto e scultore al duomo di Como, il magnifico altare a marmi pregiati nella nuova cappella terminale della navata sinistra dedicata alla Madonna detta dello schiaffo, unico marmo rimasto integro del pergamo antelamico, esposta alla venerazione fin dal 1630 per scongiurare l'incombente pericolo della peste. Nello stesso anno, a spese di Giovanni Berzetto da Buronzo, cavaliere di Malta, si costruiva una nuova nuova cappella terminale nella navata sinistra dedicata a S. Ambrogio. L'altare di questa cappella è un'arca sepolcrale inscritta con versi del Vescovo poeta Flaviano (530-540). Sulla parete sinistra è murata la lapide sepolcrale di S. Eusebio, ritrovata nel 1581, con versi acrostici. Nella navata di destra si apre la cappella dedicata al Beato Amedeo IX di Savoia, progettata da Michelangelo Garove da Bissone e realizzata tra 1682 e il 1698. Sull'altare si apre il loculo dove è risposta l'urna argentea del Beato Amedeo, chiusa da una grata di bronzo settecentesca. Nella cappella sono sepolti anche la duchessa Jolanda, Carlo I, Carlo III e Vittorio Amedeo I. Nella navata di sinistra si apre la cappella dedicata a S. Eusebio, costruita tra il 1763 e il 1783 a cura dell'architetto Luigi Michele Barberis su commissione del Cardinale Carlo Filippa dei Conti di Martiniana. Nel 1881-82, grazie al legato del canonico Lampugnani, la cappella fu rifatta internamente su disegno di Giuseppe Locarni; le pareti e la volta della cupola furono affrescate dal pittore vercellese Carlo Costa con immagini della vita di S. Eusebio e con i primi quattro successori; fu dotata di organo e di coro ligneo intagliato. Sull'altare fu collocata l'urna contenente le ossa di S. Eusebio, traslate dallo scurolo in alto della cappella di S.Ambrogio il 30 luglio 1805.

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Indirizzo:
piazza sant'eusebio
VERCELLI